Storie di libri e licenziamenti: Ask the boss

L: Buongiorno Capo.

C: Buongiorno L’androne. Entra pure. Ah, hai un libro?

L: Sì, è un libro. Ha presente? Uno di quelli che si usa per leggere. Cioè, a dir la verità, si puoi usare in tanti modi. Ad esempio io oggi lo sto usando come oggetto d’accompagnamento, un po’ come fosse un cane, però non caga, non abbaia, se ne sta tranquillo e da meno problemi. Ma lo si può anche usare come rialzo per il computer, come soprammobile cattura-polvere, come cuscino rigido da spiaggia, come righello o squadra, persino come ombrello se la pioggia non è molto fitta. Però, glielo assicuro, la lettura esalta le sue potenzialità. Sembra fatto apposta!

C: A cosa devo questa vivace ironia particolarmente amara?

L: Ironia amara? Mi ha chiesto se questo fosse un libro. Le ho risposto di sì e gliene ho illustrato le funzioni.

C: Non prendermi per il culo! Era una domanda retorica. Ti pare che non so cos’è un libro e a cosa serve! Vuoi anche farmi vedere come si legge visto che ci sei?!?

L: Volentieri! Dunque, anche qui, volendo ci sono più possibilità. Io, ad esempio, ho un vizio che non riesco a togliermi, che è quello di leggere per prima l’ultima frase. Lo so, è un viziaccio, ma che ci posso fare? Poi c’è gente che apre il libro a una pagina a caso, la legge, poi lo richiude e lo riapre a un’altra pagina a caso e così via. Alcuni leggono solo le pagine dispari, altri leggono una riga sì e una riga no. Però la maniera consigliata dagli esperti di libri è di iniziare dalla prima riga della prima pagina – questa qui, vede – e poi passare alla seconda riga e via dicendo fino all’ultima. Arrivato all’ultima riga uno potrebbe sentirsi un po’ perso, potrebbe entrare in confusione e non sapere come continuare, però glielo assicuro, è più facile di quello che credi. Io ho escogitato un trucco infallibile: quando finisci la pagina di sinistra, riinizi a leggere dalla prima riga della pagina di destra; quando finisci la pagina di destra, basta girare una pagina – una sola, mi raccomando – e ricominciare dalla prima riga della pagina di sinistra. Vedrà che con questo trucco non si può sbagliare.

C: Sei in cerca di guai, L’androne? Vuoi che ti licenzi?

L: Perché, non mi ha fatto venire qua per questo?

C: Bè, in effetti, sì. Però volevo licenziarti in maniera pacifica. Non volevo licenziarti male.

L: In maniera pacifica, dice?

C: Sì, esatto, non volevo che tra di noi restasse dell’astio. Non è nell’interesse di entrambi.

L: E’ per via della coscienza?

C: Non c’entra la coscienza. Parlo del quieto vivere.

L: E’ come quegli Stati che bombardano altri Stati, ma lo fanno per mantenere il quieto vivere?

C: Suvvia, L’androne, sii serio! Non vorrai paragonare un bombardamento a un licenziamento?

L: No, capo, ha ragione, sono uno sciocco. Ho la brutta abitudine di fare sempre paragoni che non c’entrano niente.

C: Non ti preoccupare. Capisco il tuo stato d’animo, ma sei un tipo in gamba, vedrai che troverai un lavoro migliore di questo.

L: E’ come quelli che lasciano la ragazza perché si merita di meglio?

C: Ancora con questi paragoni! E poi noi non ci siamo mai baciati.

L: Ci possiamo baciare ora, capo?

C: Sulla guancia o sulla bocca?

L: Sulla lingua.

C: Non chiedermi questo.

L: D’accordo. Allora posso andare a leggere in spiaggia?

C: Certo. Buona lettura. Tra l’altro, carino lo sketch del libro che mi hai fatto prima. Te l’eri preparato o hai improvvisato?

L: Me l’ero preparato mentre venivo in qua.

C: Davvero divertente. Soprattutto la parte in cui dai consigli su come leggere un libro. Prima mi sono innervosito soltanto perché era rivolto a me. Se l’avessi fatto a qualcun altro avrei riso a crepapelle.

L: Capisco. Quindi niente bacio?

C: Niente bacio.

L: D’accordo. Vado allora.

C: Vai pure. Sei libero adesso.

L: Sono libero perché son stato licenziato, giusto?

C: Giusto.

L: Non sono più suo dipendente.

C: Esatto.

L: Sono indipendente finalmente.

C: Indipendentissimo.

L: Non devo più rendere conto a niente e a nessuno di cosa faccio.

C: Puoi far tutto quello che ti pare. Ti invidio un sacco, sai. Beato te.

L: Grazie Capo.

C: E di che? Dovere.

L: Vado via per davvero allora. Ecco, le stringo la mano. Arrivederci e grazie ancora per il licenziamento. Le devo un favore. Oh, che sbadato, stavo dimenticando il libro. Ecco, lo prendo così, vede, insomma lo si potrebbe afferrare come si vuole, ad esempio c’è gente che usa i palmi delle mani come pinze e lo tiene dalle copertine, poi c’è gente che se lo mette sotto l’ascella, tipo baguette, poi c’è gente che lo tie….

C: Non ricomincerai, eh?!

L: Ma, capo, mi aveva detto che le era piaciuto lo sketch. Ne stavo aggiungendo un’altra parte. Questa era improvvisata.

C: No. Non mi piace più. Mi ha rotto le scatole. Lo scherzo è bello quando dura poco.

L: Non si innervosisca, capo, si ricordi che mi sta licenziando bene.

C: Ecco, allora esci da questo ufficio immediatamente, sennò, te l’assicuro, questo licenziamento te lo ricorderai per tutta la tua vita.

L: D’accordo capo. Ora me ne vado. Tra l’altro, ultimissima cosa, lei lo sa come finisce questo libro?

C: Che libro è, Ask the duck?

L: No, capo, Ask the dust, non Ask the duck.

C: Ah, Ask the dust. No, non l’ho letto, non so come finisce.

L: Ecco, diciamo che l’ambientazione è un po’ diversa da quella di uno squallido ufficio come questo, però insomma, finisce così: il protagonista, il grande Arturo Bandini, prende il suo libro, il suo primo libro, lo apre e nel risguardo scrive ‘A Camilla, con amore. Arturo’. Dopodiché lo richiude e con tutta la forza che possiede prende il libro e….

SBATAKATADABAM!!!!!

C: Ahi! Maledetto! Dove scappi?!? Mi hai quasi rotto il naso con ’sto libro. Torna indietro! Ti denuncio! Ahi che botta! Ahi l’occhio! Mi ha preso pure nell’occhio. Dov’è scappato? Ahi, sanguino. Mi sento male. Non vedo più. Lo licenzio quel porco. Anzi, l’ho già licenziato. Lo denuncio allora. Glielo do io Ask the trust, o come diamine si chiama ‘sto libro. Ahi sanguino! Ahi svengo!

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