Il giorno in cui mi abituai a stare senza di te

 

Il giorno in cui mi abituai

a stare senza di te

non me ne accorsi nemmeno.

Accade sempre così con le abitudini

si appiccicano dietro la schiena

e sono gli altri

che ce le devono far notare.

E io che eppur odio tutto questo

le abitudini

la monotonia

che vorrei ogni giorno diverso

dall’altro

ma poi

poi senza abitudini che sarei?

Io che ho l’abitudine

brutta

di pisciare sotto la doccia

per strada

nel lavandino

e qualche volta perfino nel letto.

Io che ho l’abitudine

bruttina

al telefono

di non star fermo un attimo

di leggere sempre per prima

l’ultima riga di un libro.

 

Ma star senza di te

son costretto ad ammetterlo

è di gran lunga

la più brutta abitudine che ho preso.

 

Forse chissà

un giorno la smetterò

di spazzolarmi i denti

come fossero padelle incrostate

di scrivere sempre in prima persona

e riuscirò anche nell’arduo compito

di smetterla

di essere intollerante verso il tempo

e magari

(e qui mi soffermo a godere

dell’ambiguità semantica

che la lingua italiana

concede a questo termine)

e magari

la smetterò anche di convincermi

che senza di te sto meglio

e mi abituerò di nuovo

a ridere coi tuoi occhi.

Che poi un’abitudine non è

quella di ridere coi tuoi occhi.

Bensì una necessità.

Che è ben diversa da un’abitudine.

O no?

 

 

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