Come farfalle cieche che esplodono di gioia

Questa lettera me l’ha inviata un paio di settimane fa C, un’amica che non vedo da un sacco di tempo e con la quale ogni tanto ci scriviamo per fare il punto della situazione sulle nostre vite. È una lettera dura, il cui impeto manifesta lo stato d’animo di chi scrive di getto, con furore, ma é anche una lettera coraggiosa, forte, e in fondo di speranza.
Dopo averla ricevuta, ho chiesto a questa amica se la potessi pubblicare nel blog. Con l’ironia che la contraddistingue, mi ha risposto “Certo. Che cosa pensi, che te l’ho inviata perché la leggessi solo tu?”. In ogni caso, siccome qualcuno di voi potrebbe conoscere la mittente, ne ometterò il nome e le parti in cui vengono svelati fatti personali che saranno sostituiti con (…). Spero che ciò non pregiudichi troppo la lettura.

Caro Leo, (…) L’altro giorno sono stata a D, dove ci siamo incontrati l’ultima volta, ormai quattro anni fa. Ti ho pensato e ho parlato di te con M e gli altri della L. Che bei ricordi! Negli ultimi giorni sto leggendo con divertimento il tuo blog, che spesso mi tiene compagnia durante le mie serate solitarie. Non ti nascondo, infatti, che sto attraversando un brutto momento. Puoi chiamarla depressione o come ti pare, il succo non cambia: mi sento in gabbia.

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